Dukas: “L’apprenti sorcier”

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Per comprendere appieno la valenza artistica dello scherzo sinfonico “L’apprendista stregone” di Paul Abraham Dukas, è necessario analizzare l’opera da molteplici punti d’osservazione, tanto interessante risulta il substrato culturale che ne precede e succede la composizione.

L’autore francese, nato nel 1865, non fu propriamente un enfant prodige. Per quanto amasse infatti la musica ed avesse studiato il pianoforte sin dalla tenera età, solo a quattordici anni iniziò a manifestare una certa predisposizione per la composizione. Fu allora che decise di intraprendere la carriera musicale, entrando al conservatorio di Parigi nel 1981, compagno per altro del coetaneo C. Debussy. Una vicenda particolare può servire ad introdurre una delle caratteristiche peculiari del carattere di P. Dukas, ovvero l’eccessiva ambizione ed il patologico perfezionismo: nel 1888, vinse infatti il secondo premio all’ambitissimo Prix de Rome per la composizione. Paul fu talmente deluso di non aver vinto la medaglia d’oro da decidere di abbandonare il conservatorio un anno dopo. Per tre anni Dukas si isolò dalla musica ma successivamente, nel 1892, incapace di rinunciare all’amore per l’arte decise di dedicarsi alla doppia carriera di critico musicale (peraltro con estrema arguzia ed eleganza nella scrittura) e compositore.  Dal 1927 insegnò composizione al conservatorio di Parigi e fu un insegnante stimatissimo, maestro e mentore di Olivier Messiaen tra i numerosi allievi. Dukas fu compositore di grande talento ma insufficiente autostima, come testimoniato dall’esiguo numero di lavori pubblicati (quattordici in tutto), soprattutto in paragone con il numero di lavori distrutti e incompiuti (dieci) e non pubblicati (quattordici). Probabilmente l’ambiente familiare estremamente rigido e conservativo (il padre era un ricco banchiere di religione ebraica), e la sua vocazione di critico intransigente non giovarono alla carriera compositiva di Paul Dukas.

I concorrenti od anche i semplici riferimenti musicali tra conoscenti di Dukas furono tantissimi e di grande talento, per citarne alcuni: J. Massenet, C. Debussy, M. Ravel, C. Franck ed i suoi allievi. La Parigi di fine Ottocento – inizio Novecento era un crogiolo di ispirazione e produzione musicale, una capitale culturale che avrebbe intimidito chiunque.  Dukas era d’altro canto un musicista aperto alle contaminazioni europee, e recepì l’influenza di sommi musicisti passati ed a lui contemporanei quali R. Wagner, R. Strauss e J. Brahms. La musica di Dukas risulta in analisi un’interessante commistione tra l’impressionismo francese ed il tardo-romanticismo di stampo tedesco.

L’apprendista stregone, (titolo originale “L’apprenti Sorcier, scherzo symphonique”) è uno scherzo sinfonico a programma in fa minore scritto nel 1897, di gran lunga la più famosa composizione di Dukas. Per quanto il poema sinfonico fu un successo clamoroso già al suo debutto e lo stesso compositore anni dopo dichiarò il suo rammarico per il successo di questa sola tra le sue composizioni, “L’apprendista stregone” divenne familiare al grande pubblico solo a partire dal 1940, anno in cui il film animato “Fantasia” di Walt Disney ne incorporò una versione diretta da L. Stokovsij. La registrazione detiene tra l’altro il primato di prima incisione stereofonica della storia1.

Il soggetto del brano è tratto dall’omonima ballata in quattordici stanze di W. Goethe “Der Zauberlehrling”, composta esattamente cento anni prima. A riprova delle origini ancestrali del tema trattato, Goethe trasse il soggetto dal testo “Il mentitore” (Philopseudes) di Luciano di Samostata, che a sua volta ne desunse il contenuto da una legenda egizia, “Eucrate l’apprendista stregone”. Sebbene la trama in Luciano sia leggermente diversa da quella trattata da Goethe e nel racconto dell’autore greco non sia possibile rinvenire intenti etico-morali come nella versione del poeta romantico, non v’è dubbio che il riferimento di Goethe sia stato proprio il sofista ateniese.

La trama della ballata (grazie a Dukas ed alla versione Disney) è nota a tutti: uno stregone lascia dei compiti da svolgere al suo apprendista, che per risparmiare del tempo medita di affidarsi alla stregoneria. Decide quindi di dar vita ad una scopa (nella versione di Luciano un pestello), affinché si rechi al pozzo a riempire dei secchi d’acqua e li riversi sul pavimento per pulirlo. L’entusiasmo iniziale dell’apprendista è subito stroncato dall’evidenza: la scopa sembra non volersi fermare, ed egli ha dimenticato la parola magica con la quale revocare l’incantesimo. Sopraffatto dalla paura decide di mettere fuori uso la scopa con un’ascia, colpendola e scindendola in due. Il risultato dell’azione è però controproducente, in quanto entrambe le due parti prendono vita e raddoppiano l’azione disastrosa. Solo il ritorno dello stregone pone fine all’incresciosa situazione.

È interessante notare che le ultime due stanze della ballata di Goethe non fanno cenno ad una punizione od un’arrabbiatura da parte del maestro:

Ma ecco che lesto
ritorna il maestro:
calmerà lo stregone
la gran confusione?

“Scope, nell’angolo!
Spiriti, fate attenzione:
All’ordine or vi richiama
il vostro padrone!”

Nella versione di Luciano di Samostata invece lo stregone, deluso dal suo discepolo, lo allontana non permettendogli di terminare l’apprendistato. La traslitterazione musicale di Dukas, confermata dall’animazione Disney, sembra propendere per la versione di Luciano, come vedremo in seguito.

Dal punto di vista musicale ci troviamo di fronte ad una partitura ben scritta e ben strumentata. Notevole è l’uso comico dei legni bassi  (tre fagotti, controfagotto e clarinetto basso) che assolvono a funzioni prettamente solistiche e tematiche. Interessante anche la parte del Glockenspiel, che per via della sua enorme difficoltà tecnica prevede l’impiego di uno strumento appositamente congegnato. Dal punto di vista armonico Dukas dà il meglio di sé, offrendo un linguaggio sapientemente commisto: da Wagner mutua l’uso drammatico degli accordi di quinta aumentata, che non a caso vengono utilizzati durante il climax del brano; da Debussy (ma ancor prima dagli studi trascendentali di Liszt) trae l’impiego della scala a toni interi ed in genere delle scale modali. Da Franck e Brahms sembra mutuare l’uso delle transizioni da minore a minore, come ad esempio nella parte iniziale del brano, nella quale il materiale tematico esposto in fa minore viene trasportato elegantemente un tono e semitono sopra, in la bemolle minore.

Lo scherzo sinfonico è fondato su tre temi principali, che possiamo semplicemente identificare come:

Tema della scopa (o delle forze soprannaturali). Celeberrimo, eseguito dai tre fagotti in registro basso, ritmicamente semplice e melodicamente caratterizzato dall’ostinata involuzione della melodia su se stessa e dall’enfasi data all’intervallo di quarta aumentata.

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Figura 24: Tema della scopa

Tema dello stregone (o dell’incantesimo). E’ il primo tema che si ascolta nella composizione, eseguito dai violini. L’inciso è costituito da una serie di intervalli discendenti di seconda fioriti da un mordente inferiore.

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Figura 25: Tema dello stregone

Tema dell’apprendista (o dell’impudenza giovanile). Derivato dal tema dello stregone, ed eseguito da diversi impasti strumentali lungo la stesura del brano, consta di una serie di intervalli cromatici acciaccati, che sfociano in una scala cromatica discendente.

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Figura 26: Tema dell’apprendista

Tema della sciagura (o del contro-incantesimo). Eseguito dagli ottoni, costituisce il culmine della tensione drammatica del brano, e consiste in una serie di squilli in fortissimo. L’armonia utilizzata è basata sulla scala a toni interi.

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Figura 27: Tema della sciagura

L’architettura del brano è semplice e come già detto, fortemente a programma. Il tutto si apre con un’atmosfera rarefatta caratterizzata da un tappeto di armonici artificiali eseguiti da viole, violoncelli e bassi, sui quali svettano i violini che espongono il tema dello stregone in fa minore. Il tema è poi trasportato un tono e semitono sopra, in la bemolle minore. In questa sezione il compositore sembra voler ricreare l’atmosfera magica di uno studio di stregoneria. Il tutto è bruscamente interrotto dal brillante tema dell’apprendista, eseguito dai legni, che presenta il personaggio principale del racconto. Segue la riproposizione, per cinque battute, dell’atmosfera rarefatta iniziale alla quale sopravviene ancora il tema dell’apprendista, in 9/16 in tempo vivo. I toni espressionistici e la premonizione della sciagura, annunciata durante il primo sviluppo del brano mediante la citazione del tema del contro-incantesimo, sembrano voler descrivere apertamente le trame incoscienti dell’apprendista, che dopo una sarcastica cadenza sospesa II-V si rivelano. Ecco infatti che la scopa prende vita, accompagnata dal misterioso tema in 3/8 dei fagotti. Il tutto si sviluppa gradualmente fino ad arrivare alla prima culminazione del brano, con il tema della sciagura in fortissimo, a descrivere l’ avventata azione dell’apprendista nel dimezzare la scopa con un’ascia.  Nella ballata di Goethe:

 Eccola! Torna dal fiume,
con tutti i suoi secchi!
Or prendo l’accetta,
un colpo deciso…

… e sei sistemata!
“Ecco qua, ti ho spaccata!”
Ma niente da fare
i due pezzi son vivi!

 

L’ultima stanza goethiana preannuncia il fallimento dell’azione riparatoria, ed infatti nel brano di Dukas, dopo una pausa di due battute avremo la ripresa, prima frazionata, poi per intero, del tema della scopa, questa volta eseguito non solo dai fagotti ma anche dal controfagotto e dal clarinetto basso, a simboleggiare la moltiplicazione dello sciagurato utensile. Avremo quindi uno sviluppo ulteriore ma di proporzioni e volumi maggiori, fino a giungere alla vera apoteosi del brano, marcata da Dukas con l’indicazione Assez lent, moins de l’introduction che facciamo coincidere visivamente con il ritorno del maestro, il quale riesce in virtù della sua esperienza a revocare l’incantesimo ed arginare i danni.

La parte conclusiva del brano è assai pittorica: i due strumenti più “tristi” dell’orchestra, ovvero la viola ed il clarinetto, espongono in pianissimo e con melanconia, il tema dell’apprendista, ad indicarne l’umiliazione di fronte al maestro, che bonariamente punirà il suo allievo. La “sculacciata” (od il colpo di scopa come nella versione Disney),  è resa musicalmente mediante una cadenza perfetta dominante-tonica in fortissimo, tra l’altro melodizzata. Si tratta di una conclusione parossistica di grande effetto.

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Figura 28: Conclusione del brano

Uno spunto di riflessione interessante è dato dalla probabile simbologia numerica celata tra le note dello scherzo sinfonico: la struttura è in 3/8 e le battute sono raggruppate a 3 per tutto il brano. L’autore avrebbe potuto scrivere in 9/8 come la logica compositiva suggerirebbe, tuttavia non lo fece. I fagotti sono 3 diversamente  dalle orchestrazioni convenzionali che ne prevedono 2, ed il soggetto trattato deriva dall’esoterismo egizio. Inoltre l’allegoria del sentiero iniziatico che il discepolo deve compiere con modestia, la simbologia della pietra grezza da smussare, e la metafora della subordinazione dell’ apprendista, nel cui cuore la materia prevale sullo spirito, al maestro, nel cui cuore lo spirito prevale sulla materia, risultano alla base dei riti massonici. Non abbiamo prove tuttavia dell’appartenenza di Dukas alla libera muratoria, anche se è arduo non presumere quantomeno un suo interesse per la numerologia o il cabalismo. Nota e comprovata è invece l’appartenenza di Walt Disney alla Massoneria americana. Egli, lo ricordiamo, diede forma ed immortalità al brano di Dukas, condannando però il compositore al livido limbo dei musicisti noti per una sola composizione.


SUGGERIMENTI PER L’ASCOLTO:

  1. A. Dukas, L’apprenti sorcier

https://www.youtube.com/watch?v=C6D9RbD_jp8

[Orchestre national de France, Direttore: Georges Prêtre, 1997]

NOTE:

1: https://www.youtube.com/watch?v=T8gOh0wEgLg

    (Il cortometraggio animato Disney sulle note de “L’apprendista stregone”, da “Fantasia”)